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Pagamenti online per la macelleria: quanto costano e quale scegliere

Luciano Zangari · 21 settembre 2026 · 8 minuti

Su un ordine da 40 € pagato online, a settembre 2026, ti restano in tasca fra 38,29 € e 39,20 €, a seconda di chi incassa per te. La differenza sembra piccola, ma si ripete a ogni ordine. Qui faccio il conto con le tariffe pubbliche, poi parlo di due cose che nessuno ti dice prima: la carne si pesa dopo che il cliente ha pagato, e ogni tanto un pagamento torna indietro.

Una premessa: le cifre qui sotto le ho lette sulle pagine ufficiali dei prezzi a settembre 2026. Cambiano spesso. Prima di scegliere, ricontrollale.

Chi trattiene la commissione

La commissione la trattiene chi incassa i soldi per te: Stripe, Satispay, PayPal o la tua banca. Non chi ti fa il sito. Il servizio di pagamento si tiene la sua parte e ti versa il resto; il sito mostra solo il modulo per pagare. Sono due conti diversi, e conviene tenerli separati quando confronti le offerte.

Le tariffe, a settembre 2026

Stripe incassa i pagamenti con carta. Non ha canone né costi di attivazione. Per le carte emesse in Italia e nel resto dello Spazio economico europeo prende l’1,5% più 0,25 € per le carte «standard», e il 2,8% più 0,25 € per le carte che Stripe chiama «premium». Le carte extraeuropee costano di più, ma per una bottega che vende nella sua città contano poco.

Satispay ha tariffe diverse per il negozio fisico e per l’online, e le ha cambiate proprio a settembre 2026.

  • Al banco, per chi si iscrive da settembre 2026: niente commissione sotto i 10 €, lo 0,95% da 10 € in su. Chi era già iscritto paga l’1% finché Satispay non gli comunica il passaggio alle nuove condizioni.
  • Nel negozio online: l’1,50% sotto i 10 €, e da 10 € in su l’1,50% più 0,20 €.

Non confondere le due righe: il «gratis sotto i 10 €» vale al banco, non online. Iscrizione, versamento degli incassi e cancellazione sono gratuiti.

PayPal per i venditori in Italia chiede il 3,40% più 0,35 € sui pagamenti fatti col conto PayPal. Se il cliente paga con la carta senza avere un conto PayPal, la tariffa scende all’1,20% più 0,35 €. Esistono anche i pagamenti con carta «avanzati» all’1,20% più 0,35 €, ma sono soggetti ad approvazione da parte di PayPal.

Il POS virtuale della banca è il modulo di pagamento online che ti offre la tua banca. Qui non posso darti cifre: ogni banca ha il suo listino, e molte condizioni si trattano allo sportello. Chiedi quattro voci per iscritto: canone, commissione per pagamento, attivazione, giorni per l’accredito. Poi rifai il conto qui sotto con i loro numeri.

Il pagamento al ritiro, in contanti o col POS che hai già al banco, online non costa niente in più. Il rovescio della medaglia lo vediamo nella sezione sul peso.

Il conto su un ordine da 40 € e da 80 €

Due ordini tipici: una spesa da 40 € e una da 80 €. Commissione e netto che ti arriva:

Come paga il cliente Ordine da 40 € Ordine da 80 €
Stripe, carta europea standard (1,5% + 0,25 €) 0,85 € · ti restano 39,15 € 1,45 € · ti restano 78,55 €
Stripe, carta europea premium (2,8% + 0,25 €) 1,37 € · ti restano 38,63 € 2,49 € · ti restano 77,51 €
Satispay online (1,50% + 0,20 €) 0,80 € · ti restano 39,20 € 1,40 € · ti restano 78,60 €
PayPal col conto PayPal (3,40% + 0,35 €) 1,71 € · ti restano 38,29 € 3,07 € · ti restano 76,93 €
PayPal, carta senza conto (1,20% + 0,35 €) 0,83 € · ti restano 39,17 € 1,31 € · ti restano 78,69 €
Al ritiro, in contanti 0 € · ti restano 40 € 0 € · ti restano 80 €

Due cose saltano all’occhio.

La prima: la quota fissa pesa di più sugli ordini piccoli. Con Stripe, su 40 € paghi il 2,1% dell’ordine, su 80 € l’1,8%. Se molti tuoi ordini sono da 15-20 €, i 25 o 35 centesimi fissi diventano una fetta vera.

La seconda: PayPal costa il doppio degli altri quando il cliente paga col suo conto PayPal. Te lo dico anche contro il mio stesso ragionamento: alcuni clienti si fidano di PayPal più che di un modulo per la carta, e un cliente che non compra perché non si fida costa più di 86 centesimi. Io lo terrei come seconda scelta accanto alla carta, non come unico sistema.

Per farti un’idea sul mese: 60 ordini da 40 € pagati con carte standard su Stripe fanno 51 € di commissioni. Mettili accanto a quello che paghi oggi sul POS del banco, e vedi tu se ti tornano.

Il problema del peso variabile

Qui la macelleria è diversa da un negozio di scarpe. Il cliente ordina «una fiorentina da circa un chilo», e il peso vero si sa solo al taglio. Le strade sono tre.

Incassi il prezzo stimato e comunichi la differenza. È la più semplice: se viene di più lasci correre o chiedi il resto al ritiro, se viene di meno rimborsi. Occhio al rimborso: con Stripe rimborsare una carta non costa niente, ma la commissione pagata sull’incasso iniziale non ti viene restituita. Lo stesso vale per PayPal. Quindi se incassi 44 € e ne rimborsi 2,70, hai pagato la commissione su 44.

Blocchi la cifra sulla carta e la incassi dopo la pesata. Stripe lo prevede: all’ordine blocchi l’importo sulla carta del cliente senza prenderlo, e lo incassi quando hai pesato. Puoi incassare meno di quanto bloccato, e il resto si libera da solo. Per i pagamenti online con carta il blocco dura di solito 7 giorni: se non incassi entro quella data, il pagamento si annulla. Per la carne fresca bastano.

Un esempio: il cliente ordina circa 40 € di carne. Blocchi 44 € sulla carta, con un margine del 10%. Pesi, viene 41,30 €, e incassi 41,30 €. I 2,70 € restano al cliente senza passare da nessun rimborso.

Due limiti, però. Il primo: incassare più di quanto bloccato, per le botteghe europee, in pratica non si può. Le regole europee chiedono di autorizzare l’importo massimo che pensi di incassare, e Stripe offre l’incasso in eccesso solo con un listino particolare e molte limitazioni. Quindi il margine lo decidi prima, e lo scrivi chiaro al cliente. Il secondo: alcune banche mostrano l’importo bloccato nell’estratto conto come se fosse già addebitato, e il cliente può spaventarsi. Una riga nella mail di conferma («ti blocchiamo 44 €, ti addebitiamo solo il peso vero») evita la telefonata preoccupata. Poi non tutti i negozi online sono fatti per lavorare così: chiedi a chi ti fa il sito se lo gestisce.

Si paga al ritiro. Niente stime e niente rimborsi: pesi, batti lo scontrino, il cliente paga al banco. Per una bottega che fa soprattutto ritiro in negozio, è la strada più onesta. Il rischio è l’ordine che nessuno viene a prendere, con la carne già tagliata. Una via di mezzo: pagamento al ritiro per i clienti che conosci, anticipato per i nuovi e per le consegne a casa.

Quando i soldi arrivano sul conto

  • Stripe: il primo versamento arriva di solito in 7-14 giorni dal primo pagamento, a volte di più. Poi, per l’Italia, i soldi diventano disponibili in 3 giorni lavorativi, e puoi scegliere di farteli versare ogni giorno, ogni settimana o ogni mese.
  • Satispay: gli incassi vengono versati sul conto il giorno successivo, senza costi.
  • PayPal: i soldi entrano nel tuo conto PayPal, e da lì li trasferisci sul conto in banca. Il trasferimento verso un conto italiano è gratuito, sia quello standard che quello immediato, se non serve cambiare valuta. Quanti giorni ci mette il trasferimento standard non l’ho trovato scritto: controllalo.
  • POS virtuale della banca: dipende dal contratto. Chiedilo.

Storni e contestazioni

Uno storno (chargeback) succede quando il cliente dice alla sua banca «questo pagamento non lo riconosco» o «la merce non è arrivata». Non chiede a te, e la banca si riprende i soldi.

Con Stripe, appena arriva la contestazione ti vengono tolti dal saldo l’importo contestato più 20 € di commissione. Se decidi di opporti e mandi le prove, paghi altri 20 €, che ti vengono restituiti se vinci. I primi 20 € non tornano. Il cliente ha di solito fino a 120 giorni dal pagamento per contestare, tu hai in genere dai 7 ai 21 giorni per rispondere, e tutta la pratica può durare due o tre mesi. A decidere è la banca del cliente, non Stripe.

Con PayPal le spese per uno storno sono di 16 €, e PayPal può chiedere una tariffa di 14 € quando un acquirente apre una contestazione. Le condizioni precise stanno nel contratto per gli utenti.

Per Satispay non ho trovato sulle pagine ufficiali dei prezzi una tariffa per le contestazioni: se ti interessa, chiedila a loro.

Su un ordine da 40 €, una contestazione persa ti costa l’ordine più la commissione. Le difese sono pratiche:

  • il nome della bottega, riconoscibile, sull’estratto conto del cliente;
  • la conferma d’ordine per mail con cosa, quanto e quando;
  • per le consegne, una firma o almeno una foto alla consegna;
  • quando un cliente si lamenta, rispondergli subito. Un rimborso fatto da te costa meno di uno storno.

Con il pagamento al ritiro in contanti, il problema non esiste.

Allora, quale conviene?

Non c’è una risposta sola. Se devo sbilanciarmi, per una macelleria che comincia farei così:

  1. Carta con Stripe come pagamento principale, con blocco e incasso dopo la pesata se il negozio online lo permette.
  2. Satispay accanto, perché online costa poco sugli ordini medi e, secondo Satispay, la usano più di 6,5 milioni di persone in Italia.
  3. Pagamento al ritiro per i clienti che conosci.
  4. PayPal solo se vedi che i tuoi clienti lo chiedono.

Chi ha già un buon contratto con la banca può valutare il POS virtuale. Ma fa’ il conto con i numeri del contratto, non con quelli detti a voce.

Una nota su Taglio Maestro: il negozio online che facciamo si collega al sistema di pagamento che scegli tu, e noi sulle vendite non prendiamo nessuna percentuale. Si paga un avviamento e un canone fisso, e i prezzi sono su /quanto-costa/. Come funziona l’ordine dal lato del cliente è su /il-sito/.

Domattina, prima di aprire il banco, conta quanti scontrini da meno di 20 € fai in una settimana: ti dice quanto peseranno le quote fisse.

Fonti

Se hai una macelleria e ti è venuta voglia di provare, scrivimi.

Ti risponde una persona. Se guardando il tuo caso mi accorgo che non regge, te lo dico prima di farti spendere.

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